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Efisio o Efixeddu, come lo chiamano amichevolmente i cagliaritani, nacque a Elia, in Asia Minore nel 250 d.C. Il padre, di fede cristiana, morì presto e la madre lo educò nella fede pagana tanto che Efisio decise di arruolarsi nell’esercito di Diocleziano e di perseguitare i cristiani. Pare però che una notte gli apparve una croce e sentì una voce che gli disse: “Sono il Cristo, colui che tu perseguiti”. Dopo questa visione Efisio si fece battezzare a Gaeta e partì verso la Sardegna per diffondere il credo cristiano. Non solo riuscì a raccogliere intorno a sé un folto gruppo di credenti, ma scrisse anche allo stesso imperatore invitandolo ad abbandonare il paganesimo e a convertirsi.

In seguito a questi eventi Efisio venne incarcerato e sottoposto alle peggiori torture pur di fargli rinnegare la sua fede, la sua devozione era però talmente grande che non rinnegò il suo credo.

La fama di Efisio anzi crebbe enormemente e quando si decise di ucciderlo fu scelto un luogo lontano da Cagliari per evitare disordini da parte della popolazione in difesa del martire. L’esecuzione avvenne per decapitazione a Nora il 15 gennaio del 303 d.C. (secondo altre fonti nel 286 d.C.).

Prima di morire Efisio dedica una preghiera ai sardi e alla Sardegna: prega Dio affinché i sardi si convertano al cristianesimo e soprattutto nei momenti di difficoltà, chi invocherà il suo nome, verrà salvato. Una promessa, quella di Efisio, di proteggere anche dopo la morte la Sardegna e i sardi.

Sant’Efisio manterrà la sua promessa di proteggere la Sardegna e i sardi.

In particolar modo nel 1652 quando il terribile morbo della peste raggiungerà la Sardegna e in pochissimo tempo la popolazione sarà decimata. Cagliari sarà dichiarata “città infetta” solo qualche anno dopo, nel 1656. La popolazione inizierà a pregare con profonda devozione il martire – guerriero e gli farà una promessa: se lui salverà la città e l’isola, gli abitanti organizzeranno in suo onore una processione nella quale il suo simulacro, da quello che era stato il suo carcere a Stampace, raggiungerà Nora, il luogo del suo martirio.

Dopo qualche tempo la diffusione della peste si arrestò fino a scomparire completamente. Nel maggio del 1657 il voto che la popolazione fece al suo Efisio venne rispettato e da allora, da 363 anni, una grande processione viene organizzata in onore del martire per ringraziarlo della sua protezione che da sempre difende Cagliari da malattie e invasioni.

Anche nel 1943, in una Cagliari completamente devastata dalla guerra, gli abitanti decisero di portare il simulacro del Santo a Nora, per rinnovare la loro devozione.

La processione oggi è una festa per tutta la Sardegna, non solo per la città di Cagliari, in quanto vi partecipano molte persone provenienti da tutta l’isola, compresi moltissimi turisti.

La cosa che più colpisce è la fusione tra folklore e fede che rendono il primo maggio cagliaritano assolutamente imperdibile. Aprono la manifestazione “is traccas”, i carri a buoi usati dai contadini come mezzo di trasporto, che in occasione di sagre e processioni vengono completamente addobbati da fiori, nastri colorati, tappeti e coperte, tessuti a mano, prodotti tipici della tradizione. Ultima testimonianza di una tradizione nomade che caratterizzava la Sardegna fino alla prima metà del ‘900.

Segue la lunga sfilata degli abiti tradizionali: molto uniforme il vestiario maschile mentre quello femminile prevede notevoli differenze a seconda delle zone di appartenenza; moltissimi abiti sono arricchiti da raffinati ricami e scialli e soprattutto i gioielli svelano la lunga tradizione che la Sardegna tuttora conserva nella produzione di questi preziosi ornamenti. Subito dopo sfilano i cavalieri e gli squadroni dei miliziani armati di sciabola e archibugio, che un tempo avevano il compito di proteggere la processione da attacchi di predoni e pirati.

Dietro di loro la scorta di uomini vestiti in frac che ricordano i rappresentati della municipalità e l’Alter-Nos. In origine l’Alter-Nos rappresentava il viceré; da quando in seguito questa carica venne abolita nel 1848, rappresenta la città.

Prima dell’uscita del cocchio del Santo passano in processione i componenti della confraternita del Gonfalone vestiti in abiti penitenziali: i confratelli sono vestiti con un saio azzurro e una mantellina bianca sulla quale spicca una croce bianca rossa cucita sul petto; le consorelle sono vestite di nero, con il capo coperto da un velo. E alle 12.00 in punto Sant’Efisio esce dalla sua chiesetta di Stampace sopra il suo cocchio dorato e inizia il suo viaggio verso Nora. Puntuale, come ogni anno, rientrerà il quattro di maggio a sera e si preparerà per le celebrazioni dell’anno successivo.

Tra le novità di quest’anno spicca la figura dell’Alter-Nos che, per la prima volta dopo 363 anni, sarà rappresentato da una donna, Raffaella Lostia, 56 anni, funzionaria dell’Ufficio di Gabinetto e Comunicazione Istituzionale che collabora da anni nell’organizzazione della Festa di Sant’Efisio. E per la prima volta non sarà un amministratore a ricoprire questo ruolo (in quanto, in attesa dell’elezione del nuovo Consiglio, consiglieri e assessori sono dimissionari), ma un dipendente del Comune.

Quella di Sant’Efisio è sicuramente un evento importante, molto legato alle tradizioni ma che in qualche modo resta aperto alle novità.

E noi aspettiamo anche quest’anno le celebrazioni per uno dei Santi più amati della Sardegna.